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MCP: il “ponte standard” per l’IA e i servizi della Pubblica Amministrazione

Scopri come il Model Context Protocol (MCP) semplifica l’uso dell’IA nei servizi della Pubblica Amministrazione, migliorando efficienza e sicurezza.

11 Ottobre, 2025

In questo articolo

Negli ultimi mesi è cresciuto l’interesse per il Model Context Protocol (MCP): un protocollo open standard pensato per fare da “ponte” tra modelli di intelligenza artificiale (LLM) e sistemi esterni (banche dati, strumenti, servizi). In altre parole: MCP consente all’IA di accedere – con modalità sicure e uniformi – alle risorse utili per svolgere compiti reali.

Perché questa novità può essere importante anche nel contesto della Pubblica Amministrazione (PA)? E come si può tradurre concretamente in progetti utili? Provo a spiegarti come, con qualche esempio e qualche cautela.

Perché MCP è rilevante per la PA

Superare la frammentazione delle integrazioni

Oggi, per far “collaborare” un modello di IA con un sistema informatico (un database, uno strumento documentale, un servizio esterno), spesso si ricorre a connettori custom: moduli su misura che richiedono sviluppo, test e manutenzione specifica per ogni coppia modello–sistema.
MCP propone l’uso di un’interfaccia comune. Una volta che un sistema (es. un servizio documentale, un protocollo informatico, un gestionale) espone un server MCP, qualsiasi applicazione IA compatibile può interrogarlo in modo prevedibile. Questo porta vantaggi: riduzione dei costi di integrazione, migliore manutenzione, e potenziale interoperabilità tra vendor diversi.

Sicurezza e controllo dei dati

Le pubbliche amministrazioni hanno alte esigenze in termini di riservatezza, compliance, tracciabilità. Un protocollo come MCP è stato progettato con attenzione alla sicurezza e ai controlli di autorizzazione (ad esempio, politiche fine-grained, autenticazione) per evitare accessi impropri ai dati.
In particolare, può essere configurato in modo che i dati risiedano localmente nei sistemi della PA, senza essere “portati” altrove, mentre l’IA li consulta solo quando serve.

Versatilità e scalabilità

MCP supporta modalità differenti di comunicazione (streaming, richieste sincrone, modalità embed), così da essere utile in casi piccoli (validazione singola) o grandi (workflow automatizzati). 
Questo significa che una PA può partire con progetti pilota e crescere verso scenari più articolati senza cambiare paradigma.

I vincoli da considerare

  • Adozione del protocollo: è necessario che i sistemi interni (gestionali, archivi, banche dati) siano predisposti o adattati per esporre server MCP. Non basta solo usare l’IA: serve “attrezzare” l’infrastruttura.

  • Governance, permessi, audit: bisogna definire con cura chi può accedere a cosa, in quale contesto, con log e tracciamento.

  • Performance, latenza, costi operativi: l’uso intensivo del protocollo va dimensionato bene, con caching, limiti, modalità asincrone.

  • Sicurezza e compliance normativa: la PA deve garantire protezione dei dati personali, segreti d’ufficio, vincoli normativi. MCP aiuta, ma serve una progettazione attenta.

Un recente articolo scientifico ha anche evidenziato che l’architettura decentralizzata di MCP può introdurre contesti di rischio legati alla sicurezza integrata e propone una variante chiamata MCIP (Model Contextual Integrity Protocol) per mitigare questi rischi.

Cheshire Cat / Chesire Cat e supporto a MCP

Una notizia interessante: nella repository cheshire-cat-ai/core è presente un issue dedicato al supporto MCP, indicando che la versione futura di Cheshire Cat (il framework open source per agenti intelligenti) potrebbe fungere da client MCP – e anche esporre servizi come server MCP.
Questo significa che, utilizzando Cheshire Cat versione 2 (o compatibile), una PA o un progetto interno potrebbe integrarsi più facilmente con infrastrutture MCP già esistenti.
(Nota: Cheshire Cat attualmente è un framework modulare per agenti IA, estendibile tramite plugin, e già supporta vari modelli e strumenti.)

Questa prospettiva rende MCP non solo un’astrazione teorica, ma uno standard che può essere concretamente adottato in ecosistemi reali con strumenti già in sviluppo.

Idee concrete per la PA

Ecco alcuni casi d’uso immaginabili che mostrano come MCP potrebbe migliorare i servizi amministrativi:

  1. Un primo caso d’uso è quello dell’assistente intelligente per i funzionari. In molte amministrazioni, le informazioni utili – manuali, normative, documenti interni – sono sparse in archivi diversi e difficili da consultare. Attraverso MCP, il sistema documentale dell’ente potrebbe essere collegato a un assistente IA capace di cercare e sintetizzare rapidamente le risposte, fornendo procedure aggiornate e riferimenti normativi pertinenti.
  2. Un altro ambito riguarda i chatbot civici, pensati per aiutare i cittadini a orientarsi tra servizi, modulistica e regolamenti. Spesso questi strumenti offrono risposte generiche. Con MCP, invece, il chatbot può riconoscere l’utente (che ha fatto accesso con credenziali specifiche) interrogare in tempo reale le banche dati interne – come gli atti amministrativi o i regolamenti comunali – e fornire risposte contestualizzate, ad esempio su “quale normativa regola il permesso di costruire nel mio comune”.
  3. Il protocollo può essere utile anche per il supporto alla redazione automatica dei documenti amministrativi. Un sistema IA collegato tramite MCP a template, regolamenti e dati specifici dell’ente potrebbe generare automaticamente bozze di atti o lettere, che poi il funzionario può revisionare e approvare, riducendo i tempi di lavorazione.
  4. Infine, un’applicazione interessante è quella dell’analisi dei flussi documentali. Gli uffici pubblici gestiscono quotidianamente grandi volumi di protocolli e documenti: grazie a MCP, i sistemi informativi potrebbero esporre in modo sicuro dati aggregati e anonimi (per esempio tempi medi di lavorazione o carichi di lavoro per ufficio), consentendo a un modulo IA di elaborarli e produrre report dinamici utili per la pianificazione e il monitoraggio.

Questi scenari, opportunamente progettati, possono fare la differenza nell’efficienza, trasparenza e qualità del servizio.

In sostanza il  Model Context Protocol (MCP) offre una prospettiva intrigante per rendere più fluida, scalabile e sicura l’integrazione tra l’IA e i sistemi digitali della Pubblica Amministrazione. Se ben progettato, può accelerare l’innovazione nei servizi interni e al cittadino.

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Michele Fiaschi

Michele Fiaschi

Michele Fiaschi si occupa da oltre vent’anni di trasformazione digitale alla Scuola Normale Superiore. Svolge attività di formazione sull’intelligenza artificiale, in particolare per la pubblica amministrazione. Su questo sito condivide esperienze, riflessioni e sperimentazioni, anche creative.

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