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Indagare nuovi orizzonti

Decentralized by Design: perché questo manifesto mi ha colpito

11 Ott, 2025

Scoprendo il manifesto Decentralized by Design, ho trovato una visione dell’intelligenza artificiale che parla di persone, non di macchine. Un approccio che rimette al centro il controllo umano e la collaborazione, e che può insegnarci molto anche nel mondo pubblico.

Negli ultimi anni ho letto molti articoli e documenti sull’intelligenza artificiale, ma raramente mi è capitato di trovarne uno che riuscisse a unire rigore scientifico e una vera visione etica. Quando ho ascoltato Marco Gori, professore dell’Università di Siena, parlare del manifesto “Decentralized by Design” in un episodio del podcast IA Spiegata Semplice (ottobre 2025), ho avuto la sensazione che qualcosa di diverso stesse prendendo forma.

L’idea di fondo è tanto semplice quanto rivoluzionaria: l’AI deve essere decentralizzata sin dalla progettazione, costruita per funzionare in modo distribuito, collaborativo e controllato dagli esseri umani. Niente “superintelligenze” che governano il mondo, ma reti di intelligenze diffuse che lavorano insieme, scambiando conoscenza senza accentrare tutto in un unico cervello digitale.

Gori e i suoi coautori (una trentina di ricercatori di varie discipline) propongono un’AI che non accumula enormi collezioni di dati, ma che apprende in tempo reale, in modo “situato”, dal contesto in cui si trova. È il principio della Collectionless Artificial Intelligence, descritto in un loro paper recente: un’AI che elabora i dati al volo, senza archiviarli o centralizzarli. Una sfida tecnica, certo, ma anche una scelta etica: così si riduce il rischio di violazioni della privacy, si limita il potere dei grandi centri tecnologici e si crea un ecosistema più aperto e sostenibile.

Quello che mi ha colpito di più è la coerenza del messaggio: mettere le persone al centro, non solo come utenti, ma come parte integrante del processo. Gori lo dice chiaramente nel podcast: “Non possiamo pensare a un’Intelligenza Artificiale che decida per noi. Devono essere sempre le persone a governare le macchine, non il contrario.”

È una frase che suona quasi ovvia, ma se guardiamo come funzionano oggi molti sistemi di IA,  grandi modelli centralizzati ed enormi basi dati in mano a pochi soggetti, ci accorgiamo che di ovvio non c’è nulla. Il manifesto propone una via alternativa: AI distribuite, trasparenti, cooperative, capaci di interagire tra loro e con noi in modo orizzontale.

Dal punto di vista tecnologico, questo significa spostare l’intelligenza verso l’edge, cioè nei dispositivi e nei nodi locali, invece di concentrare tutto nel cloud. Dal punto di vista umano, significa costruire un ecosistema di fiducia in cui ciascuno mantenga il controllo sui propri dati e sulle decisioni che lo riguardano.

Personalmente, trovo questa visione particolarmente stimolante anche pensando al mondo pubblico. Nelle amministrazioni, dove la gestione dei dati e la trasparenza sono fondamentali, un modello “decentralizzato per design” potrebbe aprire nuovi scenari: più sicurezza, più autonomia, più collaborazione. Non si tratta solo di tecnologia, ma di una diversa cultura dell’innovazione, in cui l’intelligenza, naturale o artificiale, resta un bene comune.

È raro leggere un manifesto che parli di intelligenza artificiale senza cadere nella retorica o nel tecnicismo. Decentralized by Design ci invita invece a ripensare le fondamenta del rapporto tra persone e macchine. Non come una sfida da vincere, ma come un equilibrio da costruire.

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Elaborazione grafica del concetto di decentralized design

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Una nuova rubrica per esplorare come l’AI generativa può supportare in modo consapevole, sicuro ed efficace il lavoro quotidiano negli uffici della pubblica amministrazione universitaria. Ogni due settimane, un articolo dedicato a un caso d’uso concreto: segreterie, ricerca, protocollo, comunicazione, contabilità e oltre.